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Le tecniche di memoria – Cosa sono e a cosa servono

Le tecniche di memoria: perché

Per introdurti alle tecniche di memoria voglio farti una domanda.

Ti è mai capitato di riuscire a ricordare, anche a distanza di anni, un evento o un’informazione molto precisa senza un apparente motivo?

Così; qualcosa che è ti entrato in mente senza sforzo e senza che tu lo volessi? Penso proprio di sì, così come sicuramente ti sarà capitato, ben più di una volta, di non riuscire a memorizzare qualcosa di importante, e che invece avresti avuto bisogno di ricordare.

Un’altra situazione, ancora più fastidiosa è quella in cui crediamo di aver fissato qualcosa nella nostra mente, per poi accorgerci invece di non averlo più nel momento del bisogno.

A quanto pare non siamo così bravi a usare la nostra memoria, la quale fa spesso un po’ come le pare. Si ricorda cose che riteniamo inutili ma allo stesso tempo ci può abbandonare nel momento del bisogno.

Tutto questo in realtà non è casuale, ma è dato dal fatto che non tutte le informazioni sono uguali, non tutte hanno le stesse caratteristiche e, soprattutto, non tutte sono percepite dalla nostra mente come qualcosa di importante.

Siamo circondati da dati, da informazioni e il nostro cervello non può di certo assimilare tutto. Di conseguenza, quello che fa è selezionare. Selezionare quelle informazioni ritenute da esso importanti per la nostra sopravvivenza.

tecniche di memoria

“Ingannare la memoria”

Ho due notizie, una buona e una cattiva: la cattiva è che non possiamo, di nostra spontanea volontà, fare in modo che la nostra memoria consideri uno specifico dato importante, così da fissarlo.

Non basta pensare “questo numero di telefono è importante, io lo voglio ricordare” per far sì che la nostra memoria si attivi e lo catturi. Insomma, non siamo noi a decidere.

Ma aspettate un attimo, c’era anche una buona notizia se ricordate… questa buona notizia è che possiamo “ingannare” la nostra memoria facendole credere che uno specifico dato sia tra quelli da dover ricordare.

Per farlo dovremo semplicemente attribuire ad una comune informazione (che essa sia una sequenza numerica, un capitolo di un libro, o qualunque altra cosa) le stesse caratteristiche possedute da quei dati che la nostra memoria assimila naturalmente: la dovremo trasformare… ed ecco qui che entrano in gioco le tecniche di memoria!

La nostra mente infatti non distingue ciò che immaginiamo da ciò che avviene realmente.
Te lo dimostro con un esempio.

Immagina di avere un limone davanti a te, immagina di tagliarlo con un coltello e poi di avvicinare una metà alla tua bocca. A questo punto spremilo e sentine il sapore.

Ti sarà sicuramente venuto un brivido o perlomeno l’acquolina in bocca.

Ora immagina di avere una lavagna davanti a te, quelle classiche che si usano con il gesso. Immagina di grattarla con le unghie con violenza e lentamente. Anche qui avrai avuto un brivido piuttosto fastidioso.

Ecco, hai avuto queste reazioni ma davanti a te non c’era né un limone né una lavagna.
Come vedi la tua mente non percepisce la differenza tra realtà ed immaginazione soprattutto se questa è vivida e immersiva.

Capirai presto come questo si riccolega alle tecniche di memoria.

Il ruolo delle tecniche di memoria

Può sembrare divertente ma le tecniche di memoria non lavorano direttamente sulla nostra memoria, quella è lì dov’è e funziona molto bene. Le tecniche lavorano infatti sulle informazioni, sui dati che noi vogliamo ricordare, trasformandoli in qualcosa che il nostro cervello possa catturare senza sforzo.

Il nostro sforzo, il nostro lavoro, non sarà quindi quello di dover memorizzare ma quello di dover rendere i dati così particolari che qualcosa nel nostro cervello si accenderà e dirà: “ciò che ho appena visto non è qualcosa da poter lasciare andare, meglio trattenerlo”. Cosa che invece non accade quando provi a ripetere all’infinito un paragrafo di un libro o un discorso da sapere a memoria…

Caratteristiche della memoria e del ricordo

Ma quindi, cos’è che il nostro cervello è portato a ricordare? Quali sono queste famose caratteristiche che dobbiamo attribuire ad un’informazione per renderla semplice da ricordare?

Facciamo un passo indietro. Andiamo indietro di qualche migliaio di anni. Da lì ad ora, se ciò che si trova fuori dalla nostra scatola cranica è cambiato, e non poco, ciò che si trova all’interno invece, non ha subito grandi cambiamenti.

L’evoluzione se la prende molto comoda e non è qualcosa che fa il suo corso in poche migliaia di anni per cui il nostro cervello non è troppo diverso da quello dei nostri antenati, così come non è troppo diversa la sua abilità di ricordare le cose.

L’importanza delle immagini

Se ti dico la parola cane cosa ti viene in mente? La scritta “cane”? No, immagini un cane vero e proprio, in carne ed ossa, magari uno specifico. Pensi sotto forma di immagini, non parole e infatti le ricordi molto meglio.

Ciò che per natura siamo portati a ricordare con precisione sono le immagini e la loro disposizione nello spazio, specialmente se queste sono diverse dall’ordinario e se sono accompagnate da un’emozione.

Se ci pensi un tempo tutto ciò che noi uomini dovevamo ricordare aveva queste caratteristiche: quali erano gli animali da cacciare, quali quelli da evitare e la loro posizione, le piante da cui poter raccogliere dei frutti e come ritrovarle, la propria casa e come ritornarci…

Mentre ben diverse sono le nostre esigenze, in un mondo dove tutto cambia in fretta e dove ogni giorno dobbiamo imparare qualcosa di nuovo ma che raramente si presenta sotto forma di immagini suggestive.

Ciò con cui siamo abituati a confrontarci ogni giorno sono infatti soprattutto testi, parole, dati… i quali seppure importanti per la nostra vita sono invece considerati piuttosto noiosi e simili tra loro dalla nostra memoria la quale fa difficoltà a memorizzarli tutti.

Non abbiamo invece perso la nostra capacità di ricordare le immagini e gli spazi.

Ti faccio un esempio: quando entri per la prima volta in una casa ti basta fare un breve tour per poi riuscire ad orientarti, ricordarti dov’è il bagno e dove la cucina, ma anche ricordarti la generale disposizione dei mobili più grandi se non addirittura di alcuni dettagli minori che hanno attirato la tua attenzione.

P.S.: sfrutteremo tutto ciò a pieno con il Palazzo della Memoria.

Ciò su cui si basano le tecniche di memoria sono proprio queste attitudini della nostra mente e ciò che fanno è trasformare le informazioni che vogliamo ricordare in qualcosa di molto più semplice da assimilare per noi.

I principi delle tecniche di memoria

Di tecniche di memoria ne esistono moltissime, ci sono quelle per ricordare i numeri, quelle per i testi, le formule, i nomi delle persone e così via, ma i principi su cui si fondano sono sempre gli stessi:

la visualizzazione: trasformare i dati in qualcosa che coinvolga i nostri sensi, in particolare la vista… usare le immagini esatto, ormai lo avrai capito bene.

l’associazione: associare le nuove informazioni tra loro o associarle a qualcosa che già ricordiamo così, creando una sorta di “rete” intorno ad un dato, riusciremo a “catturarlo”.

l’emotività: rendere i dati che vogliamo ricordare particolari, unici, diversi dal solito. La banalità e la ripetizione fanno addormentare la nostra memoria, la novità è invece la sua migliore amica. Ti invito infatti a notare come ogni volta che viviamo una nuova esperienza o qualcosa di particolare questa rimanga impressa nella nostra memoria con facilità insieme anche a molti dei suoi dettagli.

Il chunking: in molte situazioni, come nella memorizzazione dei numeri, ad esempio, bisogna dividere la grande quantità di dati in parti più piccole così da semplificarci il lavoro. Una casa non si costruisce tutta insieme ma mattone per mattone così come una scalinata si sale gradino per gradino… step by step per dirlo in inglese.

tecniche di memoria

Ho scelto di dedicare questo primo articolo a mostrarti i principi su cui si fondano le mnemotecniche così da farti capire meglio qual è il loro funzionamento.

Nei prossimi articoli passeremo finalmente alla pratica iniziando con il link method, la tecnica di memoria più semplice e su cui si fonda tutto il resto per poi proseguire con le altre tecniche.

FAQ

Prima di chiudere ho deciso anche di scrivere qui sotto una breve sezione FAQ provando ad anticipare alcune delle domande o dei dubbi che potresti avere in mente in questo momento.

Le tecniche di memoria funzionano per tutti?

Assolutamente sì. Come abbiamo visto sfruttano dei principi cognitivi presenti in ognuno di noi e per questo motivo possono essere imparate e sfruttate da tutti.

A cosa possono servirmi?

Le tecniche possono darti una marcia in più in tutte quelle situazioni in cui devi apprendere qualcosa dal momento che potrai farlo più velocemente e con più sicurezza.
Le applicazioni vanno dallo studio al ricordare un discorso, imparare una lingua, prepararsi per un test/concorso/esame, ricordare i nomi delle persone…

Quanto tempo ci vuole ad impararle?

Rispondere a questa domanda non è semplice perché dipende dai tuoi obbiettivi, dal tempo e dall’impegno che hai intenzione di dedicarci.
Diciamo che in genere dovrebbe bastare qualche settimana per raggiungere una buona padronanza ma, naturalmente, non si finisce mai di imparare e migliorare.

Da dove posso impararle?

Sei nel posto giusto!
In più, se ti interessa un percorso completo in cui sei seguito passo passo da me e dai miei amici e colleghi Alessandro de Concini e Vanni De Luca ne approfitto per dirti che ho anche un videocorso, si chiama “Mnemonica – l’arte di ricordare”.
Ti invito a cliccare qui nel caso tu voglia dare un’occhiata.

Con questo chiudo l’articolo e ti saluto, sperando di rivederti presto qui.

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A presto,
Andrea

  1. Nel Q&A ho notato la domanda “le tecniche di memoria funzionano per tutti?”. La risposta che viene data è affermativa. Riprendendo l’articolo prima veniva citato come principio la Visualizzazione. Per chi ha l’aphantasia. Come si struttura una tecnica di memoria i loci, se si no può visualizzare?

    1. Ciao Paolo! L’aphantasia è naturalmente un ostacolo per l’applicazione delle tecniche di memoria dal momento che, non potendo visualizzare le immagini nella propria mente, viene meno uno dei principi fondamentali. Tuttavia si può comunque provare ad usare le tecniche cambiando il loro approccio. Quello che si può fare è vivere le associazioni dal punto di vista narrativo invece che da quello visivo. Questo significa che dovrai pensare alle associazioni come se fossero delle storie, immaginare un motivo per il quale stanno avvenendo, pensare a delle conseguenze di tutto ciò e così via.

      1. Ciao Andrea. Per prima cosa ti ringrazio della spiegazione. Devo ammettere che scoprire che esiste l’abilità di visualizzare è stato un po’ mind-blowing. Ho letto un po’ e l’aphantasia potrebbe essere anche genetica, ironia della sorte, mia madre è risultata con una ottima capacita di visualizzare / vicino all’hyperphantasia. Tralasciando questo, proverò ad utilizzare le mnemotecniche guardandole da un altro punto di vista, come hai consigliato tu. Ho letto che alcuni hanno notato dei miglioramenti con l’image-streaming. Non vedo il perchè precludersi questa possibilità, proverò anche con questo. Ti ringrazio per esserti interessato.
        -Paolo Carta

        1. In bocca al lupo allora, spero funzioni!

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